Quando un imprenditore fatica, la colpa ricade spesso sulle “troppe tasse”. Ma è davvero così? Certo, la pressione fiscale in Italia è alta, ma nella mia esperienza — a stretto contatto con PMI, professionisti e artigiani — le tasse sono solo una parte del problema.
Molto più spesso, le vere difficoltà nascono da:
assenza di un controllo di gestione, che impedisce di capire cosa funziona e cosa no;
mancanza di controllo sulla cassa, che porta a ritardi nei pagamenti, tensioni finanziarie e blocchi operativi;
burocrazia complicata, norme che cambiano di continuo, e poca chiarezza su obblighi e opportunità.
In questo contesto, più che parlare solo di imposte, ha senso parlare di governo dell’impresa: conoscere i numeri, capire i margini, programmare la liquidità.
E questo è esattamente ciò che posso aiutarti a fare, con un approccio concreto, tagliato su misura per la tua attività.
Le tasse non si possono eliminare, ma si possono gestire.
Il resto - cassa, controllo e strategia, affiancato a un'ottima pianificazione fiscale - è quello che fa davvero la differenza tra un’azienda che resiste e una che cresce.
Una delle prime domande che ci si pone quando si apre partita IVA è: meglio il regime forfettario o quello ordinario?
La risposta, come spesso accade, è: dipende.
Ma dipende da cosa, esattamente?
Il regime forfettario è semplice, ha una tassazione agevolata (5% o 15%) e pochi adempimenti. Ma ha anche dei limiti:
fatturato annuo massimo 85.000 €
nessuna possibilità di scaricare i costi reali
niente IVA da detrarre
esclusione da alcune detrazioni IRPEF
Il regime ordinario, invece, è più adatto se:
hai molti costi deducibili (es. auto, affitto, collaboratori)
vuoi recuperare l’IVA sugli acquisti e soprattutto
superi facilmente i limiti del forfettario
Scegliere il regime giusto non è solo una questione fiscale, ma strategica.
Nel mio studio ti aiuto a valutare dati alla mano qual è la scelta migliore per il tuo tipo di attività, non solo oggi, ma in prospettiva.
Perché aprire partita IVA è facile. Tenerla viva, è un altro lavoro.
Molti imprenditori, soprattutto all’inizio, guardano l’IVA come una tassa “in più” da pagare. In realtà, l’IVA non è un costo per l’azienda, ma un meccanismo neutro: la incassi dai clienti e la versi allo Stato, al netto di quella pagata ai fornitori.
Quando vendi, addebiti l’IVA in fattura.
Quando acquisti, paghi l’IVA sui beni e servizi ricevuti.
Versi solo la differenza (IVA a debito – IVA a credito).
E se l’IVA a credito supera quella a debito? Non la perdi: la porti a compensazione o a rimborso.
Se operi in regime forfettario (dove l’IVA non si detrae).
Se acquisti da fornitori esenti o in reverse charge, in casi particolari.
Se delle fatture restassero insolute, salvo opzione per il regime "Iva per cassa"
Se non gestisci bene la liquidità e ti trovi a versare IVA prima di incassare le fatture.
L’IVA è una partita di giro, ma va gestita con attenzione.
Con un supporto fiscale adeguato, può essere uno strumento di pianificazione, non un peso.
Nel mio studio ti aiuto a capire dove va ogni euro, anche quelli che (apparentemente) non sono tuoi.
Primo anno in partita IVA: come gestire la liquidità
Aprire la partita IVA è un passo importante, ma il primo anno può essere critico, soprattutto per la gestione della liquidità. Ecco una guida chiara e concisa su come affrontare al meglio questo aspetto fondamentale.
Non tutto ciò che fatturi sarà disponibile sul tuo conto. Devi considerare:
Contributi previdenziali (es. INPS gestione separata o artigiani/commercianti)
Imposte (flat tax o IRPEF, a seconda del regime)
Spese professionali
Esempio: Fatturi 2.000 €/mese. Se sei nel regime forfettario al 15% e versi il 25% di INPS, resteranno circa 1.200-1.300 € netti al mese.
Tieni separate le finanze personali da quelle professionali. Ti aiuta a:
Monitorare le entrate e le uscite legate all’attività
Prepararti ai versamenti fiscali
Evitare confusione o errori
Metti da parte almeno il 30-35% di quanto incassi. Meglio esagerare che trovarsi scoperti a fine anno.
Consiglio pratico: Appena ricevi un pagamento, accantona subito la parte fiscale su un conto dedicato.
Evita spese superflue nei primi mesi. Priorità a:
Software e strumenti essenziali
Eventuali consulenze (es. un commercialista)
Spese deducibili e realmente utili alla tua attività
Usa un semplice foglio Excel o un’app di gestione per:
Annotare incassi e uscite
Stimare l’utile mensile
Tenere sotto controllo il saldo disponibile
Nel primo anno è normale avere entrate irregolari. Avere un piccolo fondo di emergenza può evitare di trovarsi in difficoltà nei mesi più lenti.
In Italia, non sempre è possibile evitare di pagare i contributi minimi INPS con la partita IVA, ma ci sono alcuni casi in cui si può ottenere l’esonero o la non applicazione dei minimali. Vediamo i principali:
Se sei un libero professionista senza cassa previdenziale (es. grafico, consulente, sviluppatore), e ti iscrivi alla Gestione Separata INPS, non paghi i minimali. I contributi si versano solo sul reddito effettivamente prodotto (attualmente circa 26,07%).
✅ Quando si applica: professionisti senza albo né cassa, con partita IVA individuale.
Se ti iscrivi come artigiano o commerciante (es. e-commerce, parrucchiere, falegname), sei soggetto ai contributi fissi INPS, anche se non hai reddito.
Nel 2025, i minimali sono circa 4.300 €/anno, divisi in 4 rate.
🛑 Non si può evitare, ma ci sono due eccezioni:
Se hai un lavoro dipendente a tempo pieno, o sei pensionato, puoi chiedere l’esonero dal pagamento del minimale. Paga solo la parte percentuale sul reddito eccedente (oltre i 18.415 € circa).
✅ Serve fare domanda all’INPS tramite Cassetto Previdenziale.
Se sei iscritto a un albo professionale con cassa previdenziale dedicata (es. avvocati, ingegneri, commercialisti), non versi nulla all’INPS, ma alla tua cassa.
✅ In questo caso, i minimali INPS non si applicano affatto.
Partita IVA: è obbligatorio iscriversi alla Camera di Commercio?
Aprire una partita IVA non implica automaticamente l’obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio (CCIAA). Dipende dalla natura dell’attività svolta. Vediamo in modo chiaro chi deve iscriversi e chi no.
Devi iscriverti alla Camera di Commercio se svolgi un’attività di tipo:
Commerciale (es. vendita online, negozio, e-commerce)
Artigianale (es. elettricista, idraulico, estetista)
Industriale
Agente o rappresentante di commercio
L’iscrizione comporta:
l’inserimento nel Registro delle Imprese (imprese commerciali)
o nell’Albo Artigiani (imprese artigiane)
il pagamento del diritto camerale annuale
l’iscrizione all’INPS Artigiani o Commercianti
Esempio:
Se apri una partita IVA per vendere prodotti online su Etsy o Amazon, devi iscriverti alla Camera di Commercio come commerciante.
Non è richiesta l’iscrizione alla CCIAA se sei un libero professionista, ovvero:
svolgi attività intellettuali o di consulenza
non hai struttura organizzata d’impresa (dipendenti, magazzino, ecc.)
Alcuni esempi:
Consulente marketing
Web designer freelance
Psicologo, architetto, avvocato, traduttore, ecc.
💡 In questi casi, basta solo aprire la partita IVA e iscriversi all’INPS Gestione Separata (salvo cassa autonoma).
Se sei un professionista che vende anche prodotti o offre servizi standardizzati online, potresti essere considerato impresa e dover fare l’iscrizione alla Camera di Commercio.
Esempio:
Un grafico freelance che vende pacchetti su un sito personale potrebbe essere visto come attività commerciale.
Aprire una partita IVA comporta il dovere di gestire autonomamente il pagamento delle tasse. A differenza dei lavoratori dipendenti, chi ha una partita IVA non ha trattenute automatiche, ma deve calcolare e versare imposte e contributi in autonomia (con l’aiuto di un commercialista).
Vediamo come funziona in modo chiaro e sintetico.
1. Regime fiscale: prima distinzione fondamentale
Il funzionamento cambia in base al regime fiscale scelto:
✅ Regime forfettario
Per redditi fino a 85.000 € l'anno
Tassazione agevolata: 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni, se si hanno i requisiti)
Non si deducono le spese reali: si applica un coefficiente di redditività (es. 78% per consulenti)
✅ Regime ordinario
Tassazione IRPEF a scaglioni (23%–43%)
Deduci tutte le spese documentate
Maggiore complessità fiscale
➤ Regime forfettario
Si applica la percentuale (5% o 15%) sul reddito imponibile
Non c’è IVA da addebitare né da versare
Nessuna ritenuta d’acconto
➤ Regime ordinario
IRPEF a scaglioni + addizionali regionali/comunali
IVA da versare mensilmente o trimestralmente
Ritenute e deduzioni complesse
Indipendentemente dal regime fiscale, bisogna versare i contributi:
Gestione separata INPS: se sei libero professionista senza cassa → contributo sul reddito (circa 26–27%)
Artigiani/commercianti: versano contributi fissi (4.300 € circa l’anno) + percentuale sul reddito eccedente
Casse professionali: avvocati, architetti, psicologi, ecc. versano alla loro cassa
Imposte e contributi si pagano in due momenti:
Saldo e primo acconto: 30 giugno
Secondo acconto: 30 novembre
I versamenti si effettuano tramite:
F24 (modulo telematico) per tasse e contributi
Online con l’home banking o tramite delega al commercialista
Al momento della dichiarazione dei redditi relativa al primo anno di attività l'importo delle imposte ed eventuali contrivuti da versare sarà decisamente più "pesante", questo perchè oltre il saldo dell'anno precedente saranno dovuti anche gli acconti, portanto l'importo iniziale quasi al doppio.
È importante pianificare e gestire bene la casaa durante il primo anno ed evitare squilibri finanziari in dichiarazione dei redditi.
Quando si apre una partita IVA, una delle domande più comuni è: serve un conto corrente dedicato all’attività? La risposta cambia a seconda della forma giuridica: ditta individuale o società.
Ecco una guida chiara e aggiornata alla normativa italiana.
❌ Nessun obbligo legale
Se sei una persona fisica con partita IVA (ditta individuale o libero professionista), non sei obbligato per legge ad aprire un conto corrente separato per l’attività.
✅ Ma è fortemente consigliato
Pur non essendo obbligatorio, avere un conto dedicato aiuta a:
Separare le spese personali da quelle professionali
Tenere traccia degli incassi e delle uscite dell’attività
Facilitare la contabilità e i controlli fiscali
Esempio: sei un consulente con partita IVA forfettaria. Puoi usare anche il tuo conto personale, ma se ricevi pagamenti misti (privati e professionali) può diventare difficile gestire tutto correttamente.
✅ Obbligo di conto intestato alla società
Per tutte le società (di persone o di capitali), è obbligatorio aprire un conto corrente aziendale intestato alla società stessa.
Questo perché:
La società è un soggetto giuridico distinto dai soci
Tutte le operazioni devono passare per il conto intestato all’impresa
È richiesto per pagare stipendi, contributi, IVA e imposte
Esempio: in una SRL, i soci non possono usare il proprio conto personale per incassare fatture della società. Serve un conto bancario intestato alla SRL.